Repressione di abusi edilizi su suoli di proprietà di Stato e p.a.
Mario Petrulli
L’art. 35 del Testo Unico Edilizia prevede che, qualora sia accertata la realizzazione, da parte di terzi, di interventi in assenza di permesso di costruire, ovvero in totale o parziale difformità dal medesimo, su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici, il dirigente o il responsabile dell’ufficio, previa diffida non rinnovabile, ordina al responsabile dell’abuso la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi, dandone comunicazione all’ente proprietario del suolo.
Diversi sono gli aspetti peculiari di tale disposizione per la repressione di abusi edilizi, sovente indagati dalla giurisprudenza: di seguito ne illustreremo quelli più rilevanti.
Repressione di abusi edilizi: il termine entro cui demolire l’opera abusiva e ripristinare lo stato dei luoghi
Il primo elemento che subito si appalesa dalla lettura della disposizione riguarda l’assenza di un termine per adempiere alla demolizione dell’opera abusiva e per il ripristino dello stato dei luoghi: è evidente che, nel silenzio della norma, deve ritenersi che sia preciso compito del dirigente dell’ufficio tecnico individuarlo, secondo un prudente apprezzamento. Quale ausilio per tale valutazione, può essere utile ricordare che, in un caso concreto, l’ufficio aveva disposto un termine di 15 giorni, non ritenuto illegittimo dai giudici.
La natura della diffida e del conseguente ordine di demolizione
Secondo la regola generale in materia di contrasto alle attività edilizie abusive, anche in questo caso la diffida non rinnovabile ed il conseguente ordine di demolizione:
– sono provvedimenti vincolati e privi di discrezionalità;
– non esigono una specifica motivazione o la comparazione dei contrapposti interessi;
– non richiedono, ai fini della loro adozione, un approfondimento sull’epoca dell’abuso, non essendoci alcun affidamento tutelabile in ragione del tempo trascorso.
Per quanto attiene al conseguente ordine di demolizione, la motivazione è, per costante giurisprudenza, da ritenersi sufficiente, ove rechi l’identificazione del manufatto e delle ragioni di fatto e di diritto in forza delle quali esso deve ritenersi non conforme alla disciplina urbanistico- edilizia, essendo esclusa ogni valutazione discrezionale in ordine all’irrogazione della sanzione demolitoria.